In Syria, reconstruction interests everyone. Italy stands out.

Il Fatto Quotidiano reports, “Da mesi il governo di Damasco sta cercando di spostare l’attenzione dal conflitto in corso alla ricostruzione della Siria. Nonostante proseguano i crimini di guerra, aumenti la tensione nella regione curda e altrove – anche a seguito dell’annuncio del ritiro Usa – e la situazione umanitaria in alcune parti del Paese resti estremamente grave, la comunità internazionale comincia a guardare con interesse alla questione. C’è infatti, come sempre in questi casi – basti pensare all’Iraq – aria di affari.

L’Italia pare non intenda tirarsi fuori. In diverse occasioni – a partire dall’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Gianluca Ferrara del Movimento 5 stelle il 15 novembre 2018 fino alle recentissime dichiarazioni del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in parte poi ridimensionate – si è accennato all’opportunità di riallacciare piene relazioni diplomatiche ed economiche col governo siriano: un primo passo necessario per consentire – il senatore Ferrara lo dice esplicitamente -alle imprese italiane di partecipare alla ricostruzione del Paese.

L’unità “Diritti umani e imprese economiche” del Syrian Legal Development Programme – un’organizzazione per i diritti umanicostituita da un gruppo di avvocati provenienti, tra gli altri, dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti e dalla stessa Siria – ha messo in guardia le imprese italiane: se decidessero di partecipare alla ricostruzione in Siria in collaborazione col governo siriano, rischierebbero di incorrere in responsabilità civile o penale.

La strategia del governo siriano consiste nell’utilizzare la ricostruzione per punire le comunità che gli si oppongono e ricompensare i suoi alleati internazionali e l’élite economica siriana. I protagonisti della ricostruzione saranno principalmente Russia e Iran, che durante il conflitto sono stati coinvolti in numerosi crimini di guerra. Buona parte dei grandi imprenditori siriani con stretti legami col governo è stata coinvolta in attività criminali, come il finanziamento di gruppi paramilitari filo-governativi, il contrabbando, i rapimenti e l’imposizione di pagamenti per l’attraversamento dei posti di blocco. In altre parole, saranno loro a trarre beneficio, attraverso la ricostruzione, dalla distruzione che hanno contribuito a causare.

Il governo siriano ha promulgato una serie di norme ad hoc sulla ricostruzione – tra cui la legge n. 10 del 2018 -, che intendono punire comunità note per essere oppositrici del governo e modificare la demografia del Paese: esse consentono, infatti, di espropriare proprietà private senza prevedere un risarcimento adeguato né un alloggio alternativo. La maggior parte delle aree nelle quali tali norme saranno applicate è stata oggetto, durante il conflitto, di attacchi sistematici da parte delle forze governative e dei loro alleati. Da qui l’appello del Syrian Legal Development Programme all’Italia: le nostre imprese dovrebbero astenersi dal collaborare col governo di Damasco e con le imprese siriane a esso strettamente legate.

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